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Pasqua è…

Pasqua è rinascita. E’ passaggio. E’ tornare a nuova vita. E’ vita che ri-inizia. Come meglio interpretarne il significato se non mostrandovi il mio semenzaio? Altrimenti detto “piantinaro”?

Solo pochi giorni fa si presentava così… pronto, umido, riscaldato al punto giusto.

DSC_1157Vari tipi di semi pronti a germogliare…

SEMENZAIO

E finalmente il venerdì santo…ecco i primi nati! SEMENZAIO.SENAPE Buona Pasqua!


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Pan di Pasqua con lievito di birra

PAN DI PASQUA CON LIEVITO DI BIRRAQuesta è la versione fast, very fast del Pane che accompagna la mia Pasqua da molte generazioni. E’ quella originale tuttavia, che non poteva mancare quest’oggi. Perché non c’è Pasqua senza questo pane!!! Perciò auguri a tutti voi da parte mia!!!

INGREDIENTI

600 gr di farina O

250 gr di ricotta

20 gr di lievito di birra

400 ml di acqua tiepida

2 cucchiai di olio evo

1 cucchiaino di zucchero

1/2 cucchiaino di bicarbonato

2 cucchiaini di pepe nero macinato fresco

2 cucchiaini di sale

1 tuorlo

foglie di olivo benedetto

PREPARAZIONE

  1. Sciogliete il lievito nell’acqua.
  2. Unite la ricotta, farina, il pepe, il sale, il bicarbonato, lo zucchero,  l’olio e il pepe e metteteli nel robot da cucina.  Azionate il robot e aggiungete l’acqua col lievito sciolto a filo.
  3. Non appena si sarà formata una palla di impasto tiratela fuori dal robot e continuate a lavorarla a mano per almeno 10 minuti (è così per tutti gli impasti col lievito di birra). Mettetela a lievitare per circa due o comunque fino al raddoppio. Io ho usato la funzione lievitazione del mio forno a 40°.
  4. Dopo la lievitazione formate due palle di impasto come queste e mettetele a lievitare sulla teglia per 20 minuti circa.PAN DI PASQUA
  5. Trascorso questo tempo con la rotella dei ravioli fate delle strisce sulla loro superficie e spennellate con l’uovo. Mettete l’ulivo benedetto al centro.PAN DI PASQUA CON LIEVITO DI BIRRA-preforno
  6. Cuocete a 190° in forno statico.

PANDIPASQUA-HEADER


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Linguine panna e salmone

LINGUINE SALMONE E PANNAEcco un grande classico del periodo invernale e anche natalizio se vogliamo ma che possiamo sempre mangiare in numerose occasioni di festa e perché no, anche per la vigilia pre pasquale che sarà domani. La realizzazione è semplice e sempre di grande effetto. Io ho deciso di renderle più nordiche utilizzando lo yogurt per dar loro acidità e l’aneto che col salmone ci sta sempre bene, anche sulle più semplici tartine. Non è un piatto leggero, quindi conviene andare afare una corsetta dopo averlo mangiato, o quantomeno una passeggiata! 🙂

INGREDIENTI (per 2 persone)

180 gr di linguine

100 gr di salmone scozzese affumicato

200 ml di panna da cucina

50 gr di yogurt bianco naturale

un cucchiaio di passata di pomodoro

olio evo

aneto essiccato

peperoncino secco tritato

pepe nero macinato fresco

PREPARAZIONE

Mettete a bollire l’acqua per la pasta. Nel frattempo tagliate il salmone a striscioline, mettete in una padella dell’olio evo e il peperoncino tritato finemente e fateli soffriggere per qualche minuto. Aggiungete il salmone e quando diventerà rosa pallido aggiungete lo yogurt e il pomodoro. Mescolate e aggiungete tutta la panna. Fate cuocere il tutto per pochissimi minuti e spegnete il fuoco. Intanto buttate la pasta, scolatela al dente e buttatela nella salsa al salmone. Saltatela un minuto e completate con una macinata di pepe nero e dell’aneto essicato (se lo preperirete fresco sarà ancora meglio!)

LINGUINE SALMONE E PANNA-padella

Bon appétit!

 


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Arista di maiale brasata

ARISTA BRASATA

Lo so che ci stiamo avvicinando alla Pasqua e che questo non è affatto un piatto pasquale, né primaverile ma il clima di questi giorni richiedeva decisamente qualcosa di invernale ed ho pensato all’arista brasata! Mia madre la prepara spesso chiamando la cottura (come si dice dall nostre parti) “arrosto morto” (non chiedetemi da dove nasca tale espressione, non lo so ma mi documenterò!).

Insomma l’arrosto morto di arista mi è venuto proprio bene, grazie anche alla supervisione materna. INGREDIENTI

1 kg di arista di maiale

2 rametti di rosmarino

1 rametto di salvia olio evo

1/2 bicchiere di vino bianco

sale e pepe qb

spago da cucina

 

PREPARAZIONE

  1. Insaporite l’arista massaggiandola energicamente col sale e il pepe. Legatela con lo spago da cucina e inseriteci il rosmarino e la salvia.
  2. In una casseruola bella alta mettete un dito di olio evo e fatelo scaldare bene bene (può essere aggiunto uno spicchio di aglio se vi piace). Quando l’olio sarà caldo adagiatevi l’arista che deve rosolare a fuoco alto su tutti e quattro i lati. Questa operazione serve a sigillare bene la carne e a non farne fuoriuscire troppo i succhi.
  3. Dopo la rosolatura sfumate con 1/2 bicchiere di vino bianco e fate cuocere a fuoco alto per circa 8-10 minuti.

ARISTA BRASATA-in cottura

4. Trascorso questo tempo sfumate con 1/2 bicchiere di acqua e abbassate la fiamma. Fate cuocere a fuoco basso per 1h e 30 minuti o fino a che la polpa non sarà tenera e morbida al tatto. Controllate sempre la cottura e bagnate con dell’acqua in modo che non si asciughi mai.ARISTA BRASATA-fine cttura

Per la versione più recente clicca qui!

Affettatela e servitela con il sughetto che si sarà formato! Magari affiancata da un ottimo rösti o dalle classiche patate arrosto!


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Accenni di primavera e anemoni e… anemoni!

ANEMONE BLANDAMarzo è pazzo, si sa. Tuttavia è pur sempre il mese in cui inizia la primavera, in cui dovremmo godere di tiepide, tiepidissime giornate di sole. Il mese delle prime passeggiate all’aria aperta senza sentirsi gelare troppo il naso… Dicevamo dovrebbe. Quest’anno è stato un mese incredebilmente piovoso e umido. Variabile com’è noto. Per niente inebriante secondo il mio punto di vista.  Pensando allo scorso anno – di questi tempi – molte piante avevano già ripreso a germogliare. Ad esempio il cerro del giardino dei miei genitori. L’erba era ben alta e verde nel mio fazzoletto di terreno e molti dei tulipani erano già pronti per sbocciare. Erano già spuntati gli Oxalis, o acetoselle (di cui vi parlerò più avanti). Quest’anno è tutto fermo. Speriamo ancora per poco!

Ciononostante gli inossidabili e rustici fiorellini che sto per mostrarvi hanno fatto il loro corso ed hanno letteralmente acceso le mie aiuole. Sono di facile coltivazione e si prestano all’inselvatichimento (ma si dice così?!).

La prima è l’immagine che apre questo post: l’anemone blanda. Un fiore rustico e delicato che adoro infinitamente. Mi ricorda le passeggiate primaverili fatte in compagnia di una mia vecchia amica di scuola, nei cosiddetti “poggi” non lontani dalle nostre case. Aspettavamo tutti gli anni che questa adorabile piantina fiorisse per ammirarla e farne dei mazzolini da tenere sul davanzale di casa, oppure sulla scrivania.

E’ un fiore semplice da coltivare che non richiede cure. Bisogna semplicemente acquistarne i cormi e metterli a dimora.

“Il posto migliore per porre a dimora gli anemoni spesso si rivela la base di  alberi o arbusti a foglia caduca, in questo modo avranno sole pieno in inverno e  primavera e mezz’ombra nei periodi più caldi dell’anno.”  Fonte: www.giadinaggio.it

Dunque basta scegliere il punto giusto e loro continueranno imperterrite a riprodursi e a fiorire. Se ne sceglierete di viola e bianche assisterete a piacevoli incroci di colore nel corso del tempo.

Naturalmente quella che vi descrivo è la mia esperienza. I miei anemoni sono stati interrati alla base della siepe di Pyracantha che circonda il mio giardino. Hanno luce sin dal primo al mattino fino alle 14:00 15:00 circa. Quando concimo la siepe un po’ del concime a lenta cessione in granuli cade anche nella loro direzione. In generale non le ho mai appositamente concimate.

In seconda battuta voglio parlarvi degli Anemoni de Caen.

Ora devo fare una premessa circa la pronuncia della parola Caen ( lo sapete che è la mia personale deformazione professionale no? Altrimenti potete leggervi questo post sui vol-au-vent e questo sulla cecina 😉 ). Caen è una città francese situata nel Nord, più precisamente in Normandia. Un luogo splendido da visitare, andateci se potete! Ora il suono che esattamente va pronunciato è questo: /kɑ̃/ , una sorta di a nasale. Mi raccomando, attenti a non dire la o nasale….direste una parolaccia!!! Ma non dite nemmeno CAEN, così, nudo e crudo. No, no,no.

Caen dà il nome anche agli anemoni che sto per presentarvi.ANEMONE DE CAEN-boccioloMa come si fa a non apprezzarli? Come si può restare indifferenti? Io non ci sono mai riuscita. A me, anche solo guardarle, mi mette in pace con me stessa. Mi placa. Mi ridà equilibrio. E questo il grande potere della natura, per chi la sa ascoltare. A volte mi sono ritrovata a parlare con persone molto distanti dai boschi e dai prati, che vivono lontano da essi non solo fisicamente ma proprio “mentalmente”. Che non osservano, che non sanno ciò che hanno di fronte. Che non conoscono affatto i ritmi stagionali e che non si pongono affatto il problema.

Allora io mi domando perché? Perché si è giunti  a stare così lontani da ciò che è la natura e da tutto ciò che comporta?ANEMONE DE CAEN


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Pan di Pasqua con ricotta e lievito madre

PANDIPASQUA DI CASA MIA.JPGEcco un’altra ricetta proustiana. Ecco un comfort food familiare (espressione pleonastica, I know. Ma ci stava bene). Un pane che si fa da generazioni in casa mia e non solo. Che faceva la mia bisnonna, poi la nonna, poi la mamma e poi io. Poi io. Dicevamo. L’ho fatta con il lievito madre e non con il lievito di birra come le mie Maestre. Volevo fare una prova. E’ venuto ottimo ma non è al 100% proustiano come dico io poiché il lievito di birra e il lievito madre danno sapori diversi ai pani. Non c’è altro da aggiungere. Però questo pane ROCKS come dice il mio cugino americano. Spacca. Ci unisce anche da oltreoceano. Ci fa venire in mente le stesse cose per Pasqua: le nonne che lo preparavano. E questo è già tutto: non vi sembra?

Questa è una ricetta della tradizione, che si fa durante la settimana santa. Che si completa con una foglia di ulivo benedetto la Domenica delle Palme. Che si porta a benedire il Sabato Santo e si mangia per la Colazione di Pasqua con tutta la famiglia, preferibilmente con capocollo e uova sode benedette. No more words. Non si transige. Per me è così.

Usi alternativi possono essere però quelli legati ai pic-nic di Pasquetta sempre accompagnato dalle cose di cui sopra: salumi e formaggi!

Last but not least questo pane ha tanti nomi: c’è chi la chiama Pizza di Pasqua, chi Focaccia, chi Focaccia Bastarda, Bastardona poiché si possono usare anche le uova nell’impasto, il latte e/o la cannella. Insomma è uno di quei cibi che ogni famiglia ha reinterpretato a modo suo nel corso degli anni e in cui ogni nonna ha la “sua” personal version. Cosa che personalmente adoro. Cosa c’è di più bello?

Ma veniamo dunque ai fatti che l’ho già fatta troppo lunga!

INGREDIENTI

800 gr di farina OO bio

350 gr di ricotta

200 gr di lievito madre rinfrescato

400 ml di acqua tiepida

3 cucchiaini di pepe nero

2 cucchiaini di sale

2 cucchiai di olio evo

1 tuorlo

olivo benedetto

PREPARAZIONE

Fare l’impasto del pane seguendo questi passaggi.

  1. Rinfrescare la pasta madre 2-3 ore prima dell’utilizzo.
  2. Fare l’impasto del pane seguendo i seguenti passaggi. Sciogliete il lievito in 200 ml di acqua tiepida. Mettete il composto liquido nel robot e aggiungere il miele e poi la farina a cucchiaiate. Poi aggiungete gradualmente anche i restanti 200 ml di acqua. Aggiungete l’olio e infine il sale. Quando si sarà formata un palla piuttosto omogenea (ma sarà pur sempre un po’ collosa) tiratela fuori e impastatela a mano per circa 10 minuti. Fate una palla e spennellatela di olio evo. Fatela lievitare per 2h in forno. Passate le due ore mettete la ciotola in frigo e tenetecela per almeno 8 ore. Io l’ho tenuta per tutta la notte e una parte della mattinata perché ero a lavoro.PANDIPASQUA.IMPASTO BASE
  3. Il giorno dopo tirate l’impasto fuori dal frigo apparirà più o meno così:PANDIPASQUA-NOTTE DI LIEVITAZIONE IN FRIGO
  4. Dopo un’oretta – quando avrà raggiunto la temperatura ambiente – aggiungete gradualmente la ricotta. E’ un’operazione che richiede molto tempo e che renderà di nuovo l’impasto umido. Quindi, se necessario, aggiungete altra farina. PANDIAPASQUA-ADD RICOTTA
  5. Date all’impasto la forma di quattro pagnotte, passateci sopra la rotella dei ravioli in modo da dargli un motivo quadrettato. Inserite al centro una foglia di ulivo benedetto e fatele rilievitare per 4/6 ore.PANDIPASQUA-prelievitazione
  6. Trascorso questo tempo (le mie ci sono state 4h) avranno questo aspetto: saanno gonfie gonfie e si toccheranno!PANDIPASQUA-LIEVITATO 4HDate loro di nuovo il motivo quadrettato con la rotella e spennellatele con il tuorlo d’uovo mescolato a un cucchiaino d’acqua. Si sgonfieranno un po’ (in effetti ho temuto che non si sarebbero ben cotte) e invece…PANDIPASQUA-spennellato d'uovo
  7. Cuocete in forno statico per 35 minuti a 190°. Diventeranno così: bellissme!PANDIPASQUA-appena sfornato

Per non parlare del fatto che ci sono ben quattro (dico quattro) “baciature”!!! Avete capito che cosa sono vero? E’ il punto in cui le pagnotte si toccano e rimangono meno cotte tuttavia – per me – è il punto più buono di tutti i tipi di pane, e questo non ne è escluso… perciò evvai!!! Naturalmente – indovinate un po’? – la prima fetta l’ho tagliata proprio lì… sulla baciatura!!! Gnam!!!PANDIPASQUA-FINE COTTURA


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Carciofi fritti (again)

CARCIOFINI FRITTI-copertinaEcco dunque uno dei miei piatti preferiti: i carciofi. In uno dei modi di prepararli più golosi che ci sia: il fritto!!! Che dire di più? Fateli e mangiateli. E basta! Capito? Del resto ve l’ho già detto tempo fa: ai carciofi non so resistere!

INGREDIENTI

4 carciofi violetti

il succo di mezzo limone

olio per frittura (io uso quello di arachidi)

farina qb

sale qb

PREPARAZIONE

Pulite i carciofi cominciando col togliere le foglie esterne. Poi tagliate i gambi e pulite anch’essi togliendo la parte più coriacea e filamentosa. Preparate una ciotola con acqua e il succo di mezzo limone. Prendete i carciofi puliti, lavateli e tagliateli in 6 parti. Dovrebbero venire in tutto circa 24 fettine di carciofi, più i gambi. Mettete a scaldare l’olio in una pentola per frittura.

Mettete la farina in una ciotola e passateci i carciofi e i gambi. Quando l’olio sarà ben caldo butatteci i carciofi e i gambi. Controllate la doratura e scolateli. Poi passateli nella carta assorbente e infine metteteli in un bel vassoio. Salateli quando sono ancora ben caldi!

CARCIOFINI FRITTI

PS Se li preparate per aperitivi ed happy hour fate un simpatico spiedino con una fettina di limone e metteteli in un vassoino colorato e serviteli ben caldi! E’ fondamentale!!!

CARCIOFINI FRITTI-particolare